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Il Sonno

VENERE DORMIENTE

Corpo e Mente sono fatti in modo che funzionino bene se seguono regolari alternanze di fatica/riposo, usura/rigenerazione, secondo un giusto equilibrio.
Tutto nel corpo umano funziona seguendo queste alternanze, dall'azione più piccola ai processi più lunghi, si consideri ad esempio la muscolatura: per ogni muscolo che viene contratto ce n'è uno opposto, detto antagonista, che necessariamente si rilassa, come avviene per bicipite e tricipite. Se li si contrae entrambi contemporaneamente si spreca energia e non si ottiene nulla. Questa a grandi linee è la prima causa di di-stress (stress negativo): c’è un tempo per il lavoro e un tempo per il riposo; un cattivo uso del corpo e della mente, fuori da queste regole naturali, porta ad un inutile logoramento.
Includo la mente, in quanto non solo la neurofisiologia, ma anche i processi psicologici stessi sottostanno alla stessa dinamica.

L'universo è fondato su leggi frattaliche, da cui l'essere umano non è esente: così in alto come in basso. La legge del buio-luce, notte-giorno, fatica-riposo, usura-rigenerazione, regola intrinsecamente la vita in ogni sua forma ed espressione e in ogni misura.
Consideriamo ad esempio la comunicazione: perché sia "fertile", è necessario che tra due interlocutori, quando uno parla l'altro ascolti, di un ascolto con la A maiuscola, che implichi apertura all’altro e al suo mondo, empatia, capacità di mettere da parte i propri schemi, altrimenti il passaggio di informazione non avviene, nessuno dei due ha nulla di nuovo.

Il sonno sembra proprio inventato apposta per costringere l’essere vivente all’inazione e al riposo, al fine di mettere in atto i necessari processi di assimilazione e rigenerazione.
In pratica, fisiologicamente, si cresce, si guarisce, ci si ripara durante il sonno.
Questa incontrastabile necessità di dormire però, di staccare la spina delle percezioni e del pensiero razionale, non sembra in stretta relazione causale con la necessità di rigenerarsi fisicamente; i processi rigenerativi fisiologici cioè non sembrano giustificare il fenomeno del sonno in tutta la sua particolare complessità.
La mente, intesa come quell’insieme dei processi cognitivi riflessivi formanti un’individualità, sembra richiedere uno spazio-tempo di lavoro tutto suo, caratterizzato da un diverso stato di coscienza al quale corrisponde una particolare trasformazione delle attività cerebrali.

Per proporre una spiegazione a questo enigma, e coerentemente a quello che è il progetto “uomo”, mi sento di azzardare che la mente funziona esattamente in parallelo al corpo, e che ne è la versione sottile, e che questa sua attività notturna rappresenta il suo particolare tipo di rigenerazione.
Ribadisco il concetto di mente come entità cognitiva astratta, da distinguere dal cervello come organo fisico.
Se rimaniamo sui binari dell’analogia corpo-mente, ebbene, allora anche la mente durante il sonno ha la prerogativa di assimilare, guarire, rigenerarsi, crescere.
Potremmo considerare quindi la complessa fenomenologia mentale notturna, con una primaria semplicistica definizione, come “digestione cognitiva”.


I Sogni

ESCHER

Il sonno è una specie di sinusoide (altro ramo del frattale) dove si alternano fasi caratterizzate da frequenze diverse, corrispondenti al sonno lieve, sonno pesante e REM, fase propria dell’attività onirica.
L’ attività onirica è per la mente il momento di rielaborazione del vissuto quotidiano, cioè serve per digerire le emozioni e i vissuti percettivi, sintetizzarli, e trasformarli in memoria e INSEGNAMENTI PERMANENTI.
L’attività onirica sta al vissuto quotidiano come la digestione sta al cibo: la corretta sintesi del cibo serve alla rigenerazione delle cellule, al mantenimento della vita organica, mentre la corretta sintesi degli input percettivi accumulati nella veglia serve alla rigenerazione mentale, attraverso una continua rielaborazione cognitiva, che si trasforma in comprensione e apprendimento, per un approccio alla vita elastico e sempre nuovo, in divenire. Questa è la crescita: la crescita del corpo deve corrispondere alla crescita della mente. Se una si ferma, si ferma anche l'altra.
Ed entrambe si attivano durante il sonno: il sonno pesante serve alla rigenerazione fisiologica, e la fase REM a quella mentale; il sonno lieve è la fase di transizione tra le altre due, come l'alba o il tramonto.
In sostanza: noi ci rigeneriamo, cambiamo, cresciamo, ci evolviamo, apprendiamo, comprendiamo, durante il sonno. Non solo fisicamente ma anche e soprattutto psicologicamente e spiritualmente.

Ovviamente queste sono le dinamiche pensate originariamente dal sommo inventore secondo il suo ideale (e forse un po’ utopistico…) “progetto uomo“; all’atto pratico siamo un disastro, e lo saremo finché mangeremo da McDonals e finchè anche il mondo che ci costruiamo intorno e da cui traiamo il materiale cognitivo rimarrà un enorme McDonalds mentale.
Ciò non toglie che prendendo coscienza del progetto che ci riguarda possiamo piano piano immetterci sulla “retta via”.

Ricapitolando dunque, la veglia serve a raccogliere input-nutrienti, il sonno ad elaborarli ed assimilarli.

Ma come?
La mente inconscia, localizzata secondo la scienza nel cervello destro, quella che “prende le redini” durante l’attività notturna, ha un modo tutto particolare di funzionare, molto diverso dal pensiero razionale del cervello sinistro, subordinato alla legge di causalità che regna nella veglia; l’inconscio, sede della creatività, dell’intuito, dell’emozione, del desiderio, funziona tramite pensiero metaforico, che tra l’altro non è soggetto ai limiti di spazio e di tempo.
Il pensiero metaforico è, grande benedizione, quel “pensare” per immagini, e non per concetti, che sintetizza la complessa realtà percepita in un numero limitato di elementi basilari, unicamente in funzione del valore che essi rivestono per l’essenzialità della vita, intesa come l’insieme di quegli istinti fondamentali iscritti nel nostro progetto:
- mantenimento e salvaguardia della vita (animale)
- miglioramento delle condizioni di vita fisica (animale-uomo)
- miglioramento delle condizioni di vita mentale/cognitiva/emotiva (uomo-forma ponte)
- tensione verso l’equilibrio, l’elevazione della coscienza e l’indifferenza per la materia (uomo evoluto).
Per fare un esempio, secondo il pensiero metaforico non esistono automobili di diverso modello, forma, colore, ma solo l’IDEA di automobile, carica di tutte quelle caratteristiche oggettive e soggettive, che la rendono significativa nella realtà dell’individuo.

Il pensiero metaforico quindi funge da enzima digestivo.
Non tutto ciò che mangiamo viene però assimilato, o perché inutile o perché l’organismo non ha gli strumenti per assimilarlo. Può essere quindi espulso attraverso le feci (ricordiamoci però che le feci, in natura, non sono uno scarto che semplicemente scompare, ma ritornano nel ciclo della trasformazione della materia), o rimanere nell’organismo come scoria per un tempo anche prolungato, risultando potenzialmente dannoso a lungo termine.
Seguendo la metafora che ci ha portati fin qui, quindi, se l’attività onirica è la digestione, i sogni possono essere ciò che non viene digerito. Non viene digerito perché non si dispone degli strumenti cognitivi adatti a fare dell’esperienza un insegnamento permanente, che diventerebbe parte integrante della personalità e dell’essenza dell’individuo.

Quegli input che necessitano di una ulteriore rielaborazione vengono quindi rimessi “in circolo” nella razionalità sottoforma di ricordo cosciente, affinché vengano sottoposti nuovamente al processo di elaborazione, assimilazione, e via dicendo.
L’analogia coi ruminanti è perfettamente calzante.
E’ bene ricordare che quelli che noi chiamiamo sogni sono in verità il ricordo razionalizzato di una parte del prodotto dell’attività onirica.

Non sarebbe corretto comunque considerare i sogni come un prodotto di scarto.
Se l’attività onirica si esaurisse con il “rigurgito” di materiale non assimilabile, il risultato sarebbe costituito unicamente da sogni caratterizzati da ansietà, senso di pericolo, in generale emozioni negative.
Da questa osservazione si può evincere come l’esperienza onirica abbia in sé una finalità molto elevata, cioè a dire il suo intervento non si limita a rifiutare ciò che non riesce a digerire, ma questa operazione di rigurgito è inscritta in una più ampia attività riequilibrante che coinvolge il mondo interiore del sognatore nella sua totalità.
E’ bene spendere due parole sulla totalità dell’individuo, alla quale in genere viene sovrapposta l’identità cosciente e razionale: tale approssimazione è uno sbaglio clamoroso, è anzi questa identificazione con una porzione del sé che determina ciò che viene chiamato inconscio e tutte le attività ad esso collegate, compresa quella onirica: l'inconscio è quell'ampia percentuale di del mondo individuale che in base al bisogno di conformità con un qualche modello sociale, educativo, morale, e via dicendo, non può essere inscritta nell’ambito del “quello che io sono”.

Fin da quando nasciamo e cresciamo, il mondo ci abitua a dare per scontate troppe cose, ci abitua a farci poche domande, a prendere per ovvie le cose che ci trasmettono i nostri genitori e la società in generale. Vuoi per una errata educazione, vuoi per la tendenza a conformarsi con la società, finiamo spesso col costruirci una personalità fittizia, una struttura artificiosa senza la quale ci sentiremmo nudi e tremendamente vulnerabili, e per difendere la quale riusciamo a fare del male a noi stessi e agli altri. Di conseguenza la crescita interiore, la maturazione, la ricerca della felicità, lo scopo della vita vengono più o meno eclissati da questi capricci involutivi, ed esiliati fuori dalle recinzioni della coscienza, dove però continuano a farsi sentire..
Dall'Inconscio provengono bisogni, desideri, emozioni, intuizioni, creatività, potenzialità che nell'infanzia avevano libero sfogo, e che sono state via via inibite durante la crescita con l’affermazione di un’identità, perché non ritenute conformi ad essa.

Sogni “belli” e sogni “brutti”, insomma, sono entrambi il risultato di un intento comunicativo da parte di quella porzione del sé che l’individuo ha escluso dalla propria identità.
Le esperienze positive come quelle negative incidono, a livello emozionale soprattutto, sulla totalità dell’individuo, mentre egli tendenzialmente le elabora solo in funzione della propria  identità cosciente (razionale).
I sogni, e l’attività onirica in generale, non sono quindi capricci, ma veri e propri messaggi, che ci suggeriscono diverse e sfaccettate prospettive con cui ri-valutare l’esperienza quotidiana.

In questo ciclo di esperienza ed elaborazione dell'esperienza, i ricordi occupano un ruolo senza dubbio centrale.
Essi dovrebbero essere la sostanza cognitiva su cui perpetuare il processo evolutivo, vale a dire dovrebbero avere l’unica prerogativa di permetterci di crescere e di imparare dalle nostre esperienze, dai nostri errori.
I ricordi relativi ad input assimilati non hanno nessuna valenza emotiva, rimangono nella sfera del conscio solo se questo serve a proseguire sulla strada. Quel che hai COMPRESO diventa parte di te, non è necessario mantenerne il ricordo; questo a conferma del fatto che la realtà è illusoria, e serve solo alla nostra crescita; questo è anche in sintonia con il distacco e la compassione professate dai mistici.
Le persone invece tendono ad attaccarsi ai ricordi impregnandoli di emozioni, trasformando così qualcosa che dovrebbe essere carburante in pesante zavorra. Questi ricordi intrisi di emozioni legano il passato al presente rendendo difficile la prosecuzione della strada, come fossimo legati ad un lungo elastico.. questi sono i ricordi che devono essere rielaborati ed assimilati, ruminati, e che per questo tornano sempre nel presente, anche attraverso i sogni. Quel che non hai COMPRESO, che l'organismo-mente sa essere necessario alla crescita, viene ri-elaborato fino alla completa assimilazione.

La forma simbolica del linguaggio dei sogni, sebbene intrinsecamente sia una versione essenziale del messaggio di cui è portatrice, ci appare incomprensibile perché valutata dal punto di vista razionale.
Il motivo per cui i sogni vengono "ricordati", è quindi che devono palesarsi alla razionalità della veglia affinchè il soggetto  assuma ulteriori strumenti cognitivi (=alimentazione "sottile") capaci di sciogliere ulteriormente il materiale non ancora del tutto assimilato che ha generato il sogno, ovvero trovare un canale di comunicazione con la totalità di sé, perché solo così l’esperienza può essere totalmente assimilata e trasformarsi in “sostanza dell’essere”.
Il ricordo del sogno dovrebbe quindi essere incluso nell’attività cognitiva razionale al pari delle cose oggettive e tangibili della “realtà reale”, mentre in genere si spende poco più di un pensiero incuriosito.

Mi permetto di proporre una rappresentazione grafica di quelli che secondo me sono i processi inscritti nel “progetto uomo” relativi all’attività onirica e a quella cognitiva/evolutiva in generale, e un approfondimento sulle dinamiche attraverso cui tali processi si attuano.
Schema Sogni

Un percorso ideale dell'evoluzione prevedrebbe la perfetta assimilazione dell'esperienza linearmente fino all'illuminazione, e presumibilmente al passaggio ad uno stato di esistenza più evoluto; è questo il caso in cui l'esperienza terrena non serve (più), il tempo e lo spazio, la memoria, la vita nella materia perdono di significato perché si sono acquisite le capacità e i mezzi per assimilarla istantaneamente; decade la necessità di tornare nel cerchio delle vite e delle morti - decade la necessità della materia.
Questo percorso lineare è la perfezione della materia, e in quanto tale impossibile, o meglio inutile, perché una volta raggiunta le perfezione, la materia così come la conosciamo non ha più ragione di esistere. Sarebbe come un corto circuito: brucerebbe immediatamente cessando di esistere. Questo è ciò che presumibilmente accade agli illuminati; il fatto che non brucino fisicamente, non significa che non siano "bruciati", si tratta di un'esplosione diversa. Il corpo-mente umano è la resistenza, è fatto esattamente per giungere a questo stadio, stadio in cui mente e corpo non hanno più necessità di esistere: le strutture preposte all'assimilazione lavorano in modo che non venga buttato nulla.

In tale contesto l'attività onirica è un potentissimo strumento, con potenzialità pressoché infinite.

Essendo la realtà stessa illusoria, chi ha inventato l'essere umano gli ha dato la possibilità di creare una realtà parallela all'interno di sè, in cui poter agire ricreando perfettamente il passaggio esperienza-elaborazione-assimilazione, ma senza le limitazioni della realtà materiale.
Come vedete dallo schema, attraverso il sogno, a seconda della predisposizione e del grado di evoluzione, una persona potrebbe scalare la montagna dell'evoluzione così come perdersi in un ciclo più o meno lungo di rielaborazione o addirittura di ripetizione delle esperienze (caso più negativo).
Questo per enfatizzare l'importanza che dovremmo dare ai sogni, e perché dovremmo impegnarci a capirli e a sviluppare capacità di gestione  come sogni lucidi, OBE, sogni didattici, sogni iniziatici.
Suddividendo idealmente (suddivisione solo funzionale) l’attività onirica in poche categorie basilari, possiamo elencare, ricapitolando:

1) sogni normali (bassa consapevolezza)
2) sogni didattici
3) sogni iniziatici
X) sogni lucidi
Y) OBE

I sogni normali appartengono al processo che nello schema è indicato dalle frecce rosse; i sogni didattici sono quelli che portano alla diretta assimilazione; i sogni iniziatici sono quelli che scavalcano l'esperienza e generano direttamente evoluzione.
Sogni lucidi e OBE, sebbene generalmente caratterizzati da un grado di consapevolezza non proprio basso, sono fenomeni abbastanza naturali, previsti dal DNA "sottile”, e possono essere considerati all'interno di ognuna delle 3 attività elencate. Sono, per essere più precisi, due mezzi, o strumenti, attraverso cui le 3 attività oniriche si concretizzano.
Cioè a dire, OBE e sogni lucidi possono avvenire spontaneamente, anche in uno stato di bassa consapevolezza, e rientrare nel processo relativo alle frecce rosse.
Oppure, soprattutto se studiati e allenati, possono essere il mezzo di attuazione dei sogni didattici e di quelli iniziatici. Attraverso le OBE ad es si possono visitare altre dimensioni, o viaggiare nel tempo, questo intendo per scavalcare la realtà, ottenendo quindi conoscenze in un modo "non canonico".
Per inciso, il "Sognare" di Castaneda è sotto quest'ottica una vera e propria scuola di evoluzione attraverso la perfetta gestione degli strumenti onirici, presupponendo quel particolare obiettivo (l'evoluzione).


La Morte

ARCOBALENO

La morte mi atterrisce sempre, anche se il defunto era una persona con cui non ho mai avuto legami affettivi; sarà capitato a tutti di trovarsi -costretti dall’etichetta- a rimirare per ore la salma di uno sconosciuto... si cerca almeno di trarne qualcosa di utile. E così osservo -direi contemplo- il morto, che non è più insignificante, ma rivestito di un'immane impenetrabilità, tutt'uno con la morte. E' grande e mi sovrasta, non ne vedo i confini.
Mi viene da pensare, pover'uomo, chissà dov'è, come si trova. Deve essere spaesato, confuso, se non terrorizzato... Mi immagino vicino a lui, e con una pacca sulla spalla e l'espressione più rassicurante di cui sono capace (ma fingo, perché non ho certezze) gli dico "vai, questa è un'altra realtà, vai, guarda bene, e non avere paura...".
Ho almeno la consolazione di avergli regalato la preghiera migliore che potesse sperare di avere dopo... il passaggio.
Ma non mi posso ingannare, è anche per esorcizzare il mio di terrore, non solo il suo.

L'unico strumento che mi trovo a disposizione, almeno per ora, è la capacità deduttiva, che diventa ad un certo punto istinto, visione d'insieme...
Se abbiamo appurato che la legge delle tavole smeraldine, così in alto come in basso, è universalmente valida; se tutto ma proprio tutto all'attenta analisi risulta parte di una struttura a frattale, di matematica perfezione...  potendo esperire una parte del tutto, possiamo sperare di dedurre il tutto sebbene con una certa approssimazione dovuta all'imperfezione della mente umana?  Così come, se ho 3 numeri della serie di Fibonacci, posso dedurli tutti quanti, ma soprattutto, posso evincerne il senso, la regola sottostante (cioè ogni numero è la somma dei due numeri precedenti).
Mi ci soffermo un attimo, c'è una cosa eccezionale dentro questa serie di Fibonacci, che è possibile vedere con l’aiuto di uno script informatico che dato un numero massimo N calcoli tutti i numeri della serie fino a N, e il rapporto tra ogni numero trovato e quello immediatamente precedente.
Ebbene, è risaputo che tale rapporto è costante, e per questa ragione è stato chiamato “rapporto divino”.
La cosa che fa riflettere però, è che questo rapporto è costante, sì, ma con una certa approssimazione, la quale è sempre meno significativa (tendente allo zero) mano a mano che si sale verso i numeri più alti:

Ecco i numeri alla mano:

1

1

2

2

3

1.5

5

1.6666666666666667

8

1.6

13

1.625

21

1.6153846153846154

34

1.619047619047619

55

1.6176470588235294

89

1.6181818181818181

144

1.6179775280898876

233

1.6180555555555555

377

1.6180257510729614

610

1.6180371352785145

987

1.618032786885246

1597

1.618034447821682

2584

1.6180338134001253

4181

1.618034055727554

6765

1.6180339631667064

10946

1.6180339985218033

17711

1.618033985017358

28657

1.6180339901755971

46368

1.618033988205325

75025

1.618033988957902

121393

1.6180339886704431

196418

1.6180339887802426

317811

1.618033988738303

514229

1.6180339887543224

832040

1.6180339887482035

1346269

1.6180339887505408

2178309

1.6180339887496482

3524578

1.618033988749989

5702887

1.618033988749859

9227465

1.6180339887499086

14930352

1.6180339887498895

24157817

1.618033988749897

39088169

1.618033988749894

63245986

1.6180339887498951

...e così via

Personalmente trovo lampante che questo gioco matematico (di cui la realtà fisica è profondamente, concretamente, intrisa) rispecchi la regola dell'evoluzione, suggerendo una viva e tangibile speranza che ciò che rimane tendenzialmente pura astrazione abbia una effettiva riscontrabilità nella nostra realtà, che il percorso che porta dalla grossolana materia verso la perfezione sia inevitabile, che non ci si possa esimere.
L’argomento è tremendamente complesso e delicato e non è il caso di sviscerarlo in questa sede.
Però, rimettendo insieme i pezzi, e tornando alla realtà frattalica, ebbene, la struttura dello schema sopra può essere applicata anche ad una visione dell'evoluzione più ampia, cioè oltre la singola vita.
Ipotizzando l’equazione vita:morte = veglia:sonno, vita e morte risulterebbero nell'insieme il ciclo vitale di una vita ancora più.. difficile trovare gli aggettivi... ampia?

Il discorso prenderebbe una piega troppo metafisica e astratta che non voglio affrontare qui. Limitiamoci al primo livello del frattale direttamente superiore al nostro, per trarne spunti interessanti e utili, implementabili nella vita di tutti i giorni.
A questo punto credo ci siano i presupposti per giungere insieme ad una considerazione che trovo molto plausibile: pare quasi che la mente sia come un corpo a sé, ma di un gradino del frattale leggermente superiore. Pare quasi che la mente sia studiata per essere una specie di ponte di collegamento tra il fisico e il non-più-fisico... ha origine nel fisico, cioè nel cervello, che sottostà a tutte le regole del fisico, ma ALLO STESSO TEMPO, in una realtà sua parallela, ne è potenzialmente libera. Il corpo e il cervello nascono insieme, per un po' crescono insieme, e poi, mentre il corpo inevitabilmente decade, pare proprio che la mente invece sia fatta per evolvere. Un essere umano che segue una crescita equilibrata e matura arriva alla fine della propria vita saggio, arricchito, più grande... che senso ha?  Non vi sembra che il corpo sia un indispensabile veicolo per la mente? Ma la mente stessa, essendo fatta di "corpo", non può essere un punto di arrivo, una meta... deve essere anch'essa un veicolo per qualcosa.
E' come se il corpo fosse un trampolino di lancio per la mente... A questo punto, la mente sarebbe un trampolino di lancio... per la morte.
Come non vedere un disegno dietro queste cose, un progetto sottile e immenso...? Dio, l'Evoluzione, l'Universo, come vogliamo chiamarlo, sembra proprio che volesse creare qualcosa il cui scopo fosse trascendere sè stesso, continuamente, inevitabilmente, inesorabilmente.

Esiste un manuale che insegna al morituro (cioè a tutti) come giungere alla morte e cosa fare una volta trapassati, e insegna importanti allenamenti per predisporre la mente (l'anima, lo spirito...?) ad attraversare la morte in salita, e non precipitando, fornendo tra l'altro dettagliate "indicazioni stradali" per l'aldilà.
E' il libro tibetano dei morti, titolo derivante da una triste traduzione, l'originale suona più o meno come "guida per il morituro". Anche gli egizi hanno una guida simile.

La conclusione è l'imperativo di rivalutare il nostro posto nell'universo, di dare una maggiore importanza all'equilibrio e al sonno. Non sottovalutiamo l'equilibrio tra azione e riposo, non sottovalutiamo il riposo, la vita non è solo quando siamo svegli, non sottovalutiamo i sogni e i prodotti del sonno se non vogliamo rincorrerci la coda per l'eternità, e soprattutto non perdiamoci d'animo nella ricerca della verità e del senso delle cose, perchè è tutto qui davanti ai nostri occhi.

Pascal diceva: "l'uomo è un puntino infinitesimale nell'universo, ma grazie alla sua mente, l'uomo può contenere l'universo".

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